La spasticità ovvero “si tenga il suo ipertono”

Massaggio al buio 42865

Capitolo primo La villa dei Grégoire sorgeva a due chilometri a levante di Montsou, sulla strada di Joiselle. Era una grande casa quadra, senza stile, che risaliva al principio del Settecento. Dei vasti poderi che un tempo ne dipendevano, non restava che una trentina di ettari, cintati, di facile coltivazione. L'orto e il frutteto erano tuttora conosciuti per i loro prodotti, i più apprezzati della regione. Un boschetto faceva le veci di parco. Il viale di tigli secolari - cupola di verzura che correva per trecento metri dal cancello alla scalinata d'ingresso, - costituiva un oggetto di curiosità in quella pianura piatta, dove da Marchiennes a Beaugnies, gli alberi di alto fusto si contavano. Quel mattino i padroni erano già in piedi alle otto: cosa insolita, abituati com'erano a fare lunghi sonni.

Alle sue spalle i cinque vicepresidenti nominati per i cinque pianeti, attendevano in silenzio. Ancora problemi? Mi avevate difeso che tutto sarebbe proceduto senza intoppi. Devo forse sostituirvi? Sapete quanto ci tenga al Cosmolab, no? Vi ho messo a disposizione tutte le immense risorse che abbiamo, vi ho certo priorità assoluta presso tutti i trentasei Primi Ministri della nostra Confederazione, e voi mi piagnucolate che ci sono problemi?

Faccio esercizio. Sorriso mesto da parte del giovane e disincantato neurologo. Uscii dagli ambulatori del San Martino di Genova con Ste che piangevo. Mi sto paralizzando, tutte illusioni gli esercizi, le camminate serali, le alzate dalla scranna. La mia è una finta energia. Io non so spiegarla la spasticità, posso solo raccontarla.